Il tatuaggio fu utilizzato anche
dai Greci e dai Romani per indicare l'appartenenza ad una classe bassa o
ad alcune categorie sociali: schiavi, prigionieri, disertori e stranieri.
Particolare è il rapporto tra la religione cristiana ed il tatuaggio: inizialmente
esso costituiva per i primi fedeli perseguitati un simbolo religioso e l'espressione
di una fede osteggiata.
Un cambiamento si ebbe nel 787 d.C., quando Papa Adriano ne proibì l'uso.
Quel divieto, poi, rimase a lungo. Le condanne del tatuaggio lo fecero scomparire
dall'Europa per molto tempo, tornando in uso solo tra il XV e il XVIII secolo,
dopo l'avvio delle grandi esplorazioni geografiche. Furono proprio le scoperte
di territori incontaminati, veri e propri paradisi terrestri (si pensi all'arcipelago
polinesiano), che portarono una ventata di suggestioni esotiche e di curiosità,
soprattutto presso la borghesia del tempo, che ritornò al tatuaggio e riconobbe
ai tatuatori il ruolo di artisti.
Questa visione esotica viene meno con il '900, epoca in cui si ha un'inversione
di tendenza: il tatuaggio non è più' considerato espressione di libertà
ed arte, ma di anti-socialità, arretratezza e disordine morale. Perché questa
opposizione? Si può ritenere che essa sia stata suscitata dalla diffusione
del tatuaggio all'interno di ceti bassi: esso, infatti, si era propagato
tra marinai, soldati, malavitosi e carcerati, tanto da diventare un vero
e proprio proclama di appartenenza alla criminalità.
Il ritorno del tatuaggio, in anni più vicini, richiama alla mente la ribellione
e la trasgressione. ne sono un esempio gli anni '60, in cui chi sceglieva
di tatuarsi apparteneva al ceto medio-alto ed era, per lo più, mosso dalla
voglia di stupire e porsi in alternativa alla mentalità comune.
Con i "punk" ed i "bikers", negli anni '70 e '80, il tatuaggio diventa uno
degli elementi cosiddetti "contro", cioè simbolo di contrapposizione. Al
tempo stesso, si pone anche come segno di riconoscimento ed appartenenza.
Il desiderio di tatuaggio, esploso negli anni '90 insieme con il diffondersi
di riviste e centri specializzati, non sembra portare con sé ribellione
e rabbia, ma si pone piuttosto come una scelta di stile di vita personale. |